Operatore di multuculturalità – una bella testimonianza a Verona

Michela Piacentini di Malcesine (VR) ha svolto il tirocinio come Operatore Multiculturale presso una struttura residenziale per minori anche immigrati in provincia di Verona, formata da più gruppi-appartamento. Un’esperienza che definisce “toccante, intensa e al tempo stesso difficile”, di cui conserva nel cuore il vivo ricordo di tutti: assistenti, educatori e ragazzi.

Tra i gruppi-appartamento c’era quello abitato da sei ragazze, due italiane, un’albanese e tre provenienti dal Maghreb, la metà delle quali minorenni.
È stato il gruppo che ho frequentato di più ed era anche quello più equilibrato e in armonia. Quasi tutte avevano progetti di vita ben definiti e sostenuti da forti motivazioni. Osservandole ho potuto cogliere le dinamiche più evidenti: c’era la figura leader, la ragazza che tendeva ad essere più passiva, quella che
aveva atteggiamenti provocatori. Le relazioni tra loro erano comunque ben gestite e non sono mai sfociate
in situazioni drammatiche. Il più conflittuale era invece quello abitato da otto ragazze, di cui quattro straniere.

Le liti, anche furibonde, scoppiavano spesso. C’era del rancore tra loro, alimentato da un continuo scambio di alleanze e complicità. Erano presenti problematiche gravi: alcune ragazze passavano da un momento all’altro dall’euforia alla letargia, dall’aggressività alla dolcezza.

Ho legato molto con F., una bella ragazza nata in Marocco. Il primo giorno di tirocinio mi è venuta incontro sorridente, con passo deciso. L’ho aiutata quasi tutti i pomeriggi a studiare inglese, tedesco, economia… Frequenta una scuola professionale per diventare operatrice commerciale.

È un lavoro che le piace e che ha già svolto temporaneamente d’estate in un negozio, dove ha subito fatto
amicizia con le colleghe che ancora frequenta di tanto in tanto. Ha un carattere forte, che la porta ad essere una leader positiva, molto apprezzata dalle ragazze più giovani.

Dietro la maschera di ostentata sicurezza, F. nasconde però un’infanzia di maltrattamenti in una famiglia
chiusa, con un padre alcolizzato e violento. Fu lei stessa a chiedere ai servizi di essere allontanata da casa.
Da allora mantiene con la famiglia di origine solamente rapporti molto superficiali. F. ha anche altri
problemi: a volte si è confidata con me, mi ha parlato del suo ragazzo, delle difficoltà del rapporto di
coppia. L’ho ascoltata, a volte sgridata, ma sempre incoraggiata a fare la scelta giusta. C’è stata una
volta in cui ha affermato: “Però, sei una brava psicologa!”.

Lasciare le ragazze è stato difficile. Mi hanno fatto promettere che sarei tornata, che avrei continuato ad aiutarle nello studio delle lingue straniere. Ho risposto che il nostro non sarebbe stato un addio…

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Archiviato in: Operatore Multiculturale | 16 settembre 2009