Un sorriso come dono
“Ricordo molto chiaramente il giorno in cui mi capitò casualmente in mano l’opuscolo che parlava dei corsi di formazione per operatore socio assistenziale per l’infanzia…
Afferrai subito l’occasione e ora, che l’esperienza è conclusa, sono più che mai convinta di aver fatto la scelta giusta.
Particolarmente formativo è stato il periodo del tirocinio, importante dal punto di vista non solo professionale ma soprattutto umano”.
Antonietta De Prisco ha condotto il suo tirocinio presso una Casa Famiglia per minori della provincia di Avellino. Come testimoniano le sue parole, è stata un’esperienza veramente straordinaria.
“Lavorare con i bambini della Casa Famiglia ha trasformato radicalmente la mia visione un po’ idilliaca sul mondo dell’infanzia. In realtà, quella che ho incontrato è autentica sofferenza e interessa molti più bambini di quanti immaginiamo. Ho ancora davanti a me quei volti tristi, spesso espressione di un vissuto atroce fatto di violenze fisiche e psicologiche. Sono bambini che hanno bisogno di aiuto concreto, di certezze, di riferimenti sicuri, di adulti affidabili su cui poter contare. La struttura in cui ho svolto il mio tirocinio ha come obiettivo proprio questo: offrire ai minori a rischio l’opportunità di risanare una situazione compromessa, di consolidare l’identità personale, di accogliere i loro vissuti fornendo cure, attenzioni e soprattutto l’amore necessario per una crescita psicofisica sana ed equilibrata.
Un caso in particolare mi ha molto coinvolta. E’ la storia di R., un ragazzino di soli 12 anni. Arrivò in lacrime alla Casa Famiglia un mattino, accompagnato dai carabinieri. Piangeva e continuava a chiedere di tornare a casa. Non riusciva a capire perché mai dovesse rimanere lì. Era stato svegliato bruscamente e non aveva potuto nemmeno salutare la mamma. La situazione familiare era di forte deprivazione: il papà in carcere, la mamma costretta a lavorare tutto il giorno, una sorella piccola e una nonna anziana da accudire. R. non andava quasi mai a scuola proprio per non lasciare sole la nonna e la sorellina. Era un bambino insicuro, privo di regole, aggressivo, oppositivo, cognitivamente e affettivamente poco stimolato. Era carente nel linguaggio, nella lettura, nella grammatica e in ogni attività didattica. Durante le attività ludiche si comportava da duro e aveva comportamenti quasi violenti. Per lui è stato messo a punto un progetto educativo-didattico finalizzato a colmare le sue lacune scolastiche e comportamentali. Abbiamo lavorato molto sul consolidamento dell’autostima e per lo sviluppo di una sana fiducia nelle proprie capacità. E’ stata dura ma, grazie anche al mio contributo, dopo alcuni mesi era già più sereno e aveva recuperato parte dei suoi handicap scolastici.
Oggi, grazie a una buona formazione teorica e pratica, posso definirmi a tutti gli effetti un OSA per l’infanzia. Ma è stato durante il tirocinio che ho potuto scoprire quanto fosse importante aiutare i bambini disagiati anche semplicemente regalando loro un sorriso, un momento di felicità e spensieratezza. Per me il tirocinio è stato essenziale perché mi ha consentito di adattare il mio sapere alle situazioni più diverse. Ho potuto mettermi alla prova direttamente, sperimentare il lavoro d’equipe, sentirmi utile a qualcuno anche solo con un gesto gentile o una parola”.
Nel caso di Flora Bottosso più che di tirocinio bisognerebbe parlare di tirocini. Le sue 300 ore di praticantato nella provincia di Venezia, infatti, sono state suddivise tra tre diverse esperienze: in una scuola elementare, in una scuola materna e all’interno di un progetto finalizzato a giovani in difficoltà messo a punto da una Cooperativa in collaborazione con le istituzioni locali. In tutti e tre i casi Flora ha seguito con grande dedizione i bambini a lei affidati: un ragazzino di dieci anni, una bimba di quattro e un adolescente di dodici.
“Non è stato facile. Agli inizi ho vissuto momenti di sconforto. Non sapevo in che direzione muovere i miei primi passi. Ma l’amore per questo lavoro e l’aiuto delle persone che mi erano vicine, mi hanno spronata a superare anche le prove più ardue. La cosa più difficile è stato il senso d’impotenza di fronte a bambini che soffrivano. L’empatia mi impediva di rimanere all’interno del mio ruolo, non riuscivo più a mantenere la giusta distanza affettiva. Mi facevo coinvolgere troppo e questo non va bene se vuoi realmente
aiutare un bambino. In effetti, se io ho dato qualcosa a loro, di certo ho ricevuto molto di più. Stare con questi bambini mi ha fatto crescere e sentire veramente utile a qualcuno.E’ straordinario vedere come, in poco tempo, imparino a fidarsi di te, abbiano voglia di comunicare amore e di riceverne. Essendo stata a contatto con utenti di età diverse ho potuto anche cimentarmi con diverse modalità d’approccio: con i piccoli contano di più le coccole e il contatto fisico, con i più grandi la relazione è invece fatta più di confidenze, chiacchiere, confronti continui.
Nei momenti in cui mi sono sentita messa alla prova ho scoperto in me una nuova energia, una gran voglia di farcela, una forza di volontà che non pensavo di avere. Il tirocinio? Un’esperienza molto faticosa ma anche costruttiva e ricca di emozioni. E’ stato un cammino lungo il quale ho imparato a superare difficoltà e ad apprezzare anche i più piccoli successi. Mi ha aiutato a capire me stessa, a scoprire quanto posso essere paziente, tenace e, all’occorrenza, anche molto, molto ostinata”.
Antonietta Di Lonardo si è messa alla prova come tirocinante presso una struttura d’accoglienza per minori a rischio della provincia d’Isernia. Sono stati tre mesi di vera “iniziazione” alla professione OSA. Vediamo un po’ com’è andata…
“Certo non è stata una passeggiata. I bambini con cui sono venuta a contatto provenivano quasi tutti da famiglie molto problematiche e ognuno era portatore di un vissuto carico di disagio e sofferenza. Sin da subito ho capito che la prima mossa da fare era mettersi in una posizione di assoluto ascolto. Ma, nonostante la mia buona volontà, ho dovuto fare ben presto i conti con la mia insicurezza, la paura di non essere all’altezza del compito. Spesso dovevo reagire all’arroganza, all’atteggiamento di sfida e anche ad alcuni “visetti d’angelo” appositamente interpretati per raggiungere secondi fini. Non me lo sarei mai aspettato ma, ben presto, ho tirato fuori il meglio di me e ho imparato a non reagire alle provocazioni: dolcezza sì ma anche giusta autorevolezza. Poi c’erano momenti in cui c’era bisogno di mantenere la giusta distanza affettiva. Ricordo a proposito un bimbo piccolino: spesso mi chiamava “mamma” facendomi sobbalzare il cuore. Tutte le volte gli spiegavo che non ero la sua mamma e che doveva chiamarmi con il mio nome. Lui ci provava, ma ogni tanto… ci ricascava, mettendo a dura prova la mia emotività.
Comunque, una cosa fondamentale è non lasciarsi mai andare al senso di frustrazione o alla pietà. Non servono a nulla. Dobbiamo sentirci sì partecipi del loro dolore ma senza farci sopraffare, solo così il nostro operato sarà veramente efficace. Sono state 300 ore di grande intensità, durante le quali è stato fondamentale anche il lavoro d’equipe, che mi ha consentito di conoscere il valore dell’operare in sintonia con gli altri per un obiettivo comune. Essere in armonia con i propri colleghi rende più compatto l’organico e permette di raggiungere i risultati migliori. Il tirocinio propone ad ognuno un’esperienza diversa con la medesima finalità: imparare ad aiutare gli altri esprimendo al meglio la propria umanità.”
Versi di Rosa Ponente
ex allieva dell’Istituto Cortivo
Bambino che non sorridi
Non guardarmi con quegli occhi ostili,
non ritrarti se ti tendo la mano.
Se non conosci la gioia
è perché nessuno ti ha mai fatto gioire.
Ti guardi intorno e non puoi sorridere alla vita
eppure… sei un bambino,
non piangi, non sorridi,
forse non hai mai conosciuto la magia di una carezza
eppure… sei un bambino
Non posso cambiare il tuo piccolo passato,
non posso offrirti doni che non sapresti amare,
vorrei solo…
poter entrare nel tuo piccolo cuore
e illuminarne gli angoli più bui.
Vorrei che tu sapessi che c’è il buono
oltre quel buio che tu vedi intorno.
Vorrei farti conoscere la gioia, la carezza,
la felicità e la spensieratezza.
Questi sono i doni che dovresti avere
perché… tu sei un bambino.

