Assistenza Disabili: Esperienza di Tirocinio
La nostra ex allieva al corso per assistenza disabili, Paulina Susana Grassi, ha svolto il suo tirocinio presso un Centro Diurno per Disabili attivo nel suo paese e presso un centro gestito dalla Fondazione Don Gnocchi di Milano. In questo post, ci racconta la sua esperienza con un utente disabile.
S. è nato all’ottavo mese e, nonostante la precocità, sino a 14/16 mesi è cresciuto seguendo le normali tappe evolutive. Poi lo sviluppo psicomotorio si è bloccato e ha cominciato a perdere anche le capacità motorie acquisite. La diagnosi è stata inizialmente di Miopatia Neurogena Spinale, ridefinita poi, dopo attente verifiche, come Encefalopatia Mitocondriale: significa che S. non riuscirà mai a camminare autonomamente. Anche lo sviluppo del linguaggio è gravemente compromesso dalla malattia, che provoca inoltre sordità e miopia.
Come tirocinante OSA disabili mi sono occupata varie volte di S., soprattutto durante le sedute di ergoterapia. Mi chiedeva di sedermi accanto a lui e di aiutarlo nelle attività. Un altro momento importante era quello della cura dell’orto: io e un altro educatore tagliavamo i rami dalla pianta da potare e il bambino li tagliava in pezzi più piccoli per poi disporli in apposite ceste. S. amava chiacchierare con me anche durante gli intervalli. Commentavamo insieme le immagini di una rivista oppure parlavamo dell’ultimo film che aveva visto. La comunicazione non era facile a causa della sordità che, a mio parere, costituisce il vero problema della sua disabilità. Infatti, nonostante sia in grado di comprendere bene un discorso semplice, è praticamente escluso dalle normali conversazioni a meno che non si tratti del dialogo con un unico interlocutore, che si rivolga esclusivamente a lui, parlando a voce alta e scandendo bene le parole. I suoi arti inferiori sono compromessi ma S. è comunque abbastanza autonomo negli spostamenti perché, grazie alla sua abilità nel condurre la carrozzina elettrica, riesce a muoversi agevolmente anche lungo percorsi difficoltosi. L’aspetto più positivo di S. è il suo carattere: aperto, gioviale, sempre di buon umore. A volte sembra persino troppo allegro, come se la sua allegria fosse in realtà una maschera.
Alla domanda “Come stai?” risponde sempre che va tutto benissimo. A osservarlo bene, invece, è possibile
notare come, in alcune circostanze, esprima un certo disagio per il fatto che non riesce a camminare. Anche perché il suo ritardo mentale non gli permette di comprenderne le cause e quindi di elaborare in termini significativi la sua malattia.
Consiglio per i tirocinanti:
“Durante il tirocinio può succedere di scoprire in se stessi alcuni lati deboli del carattere. Anche questi però possono rivelarsi utili ai fini di una buona formazione professionale e individuale. Il mio ostacolo più grande è stata la timidezza. L’ho trasformata in riservatezza e discrezione, doti indispensabili per accostarsi nel modo giusto agli utenti.”
Paulina Susana Grassi

