Solo l’esperienza diretta può insegnare come comportarsi di fronte a un attacco di panico o a una crisi epilettica – spiega Maria Caterina Carta Brocca raccontando della sua esperienza di tirocinio per diventare Operatore Socio Assistenziale per disabili in una cooperativa in provincia di Nuoro – In quei momenti si affronta un vero esame, utile per capire tante cose su di te e sul lavoro che hai scelto di fare.
Sono una persona facilmente impressionabile e, per questo, i primi giorni del tirocinio pensavo di non riuscire a gestire bene il rapporto diretto con l’utenza. Poi, con il trascorrere dei giorni e con l’aiuto di un’ottima équipe, mi sono sentita sempre più tranquilla e più sicura di me. Non sapevo, però, di non aver sperimentato tutto. Mi mancava la prova del fuoco: la crisi. Così, un bel giorno, mi ritrovai impietrita, con il sangue diventato ghiaccio, di fronte a un ragazzo autistico in preda a un attacco di panico. Per un attimo mi sono sentita smarrita, impotente, ma ho saputo reagire, avvisare l’educatore
che era al mio fianco, fare del mio meglio per risolvere la situazione. Tutto è durato pochi secondi ma, alla fine, ho capito di aver imparato qualcosa di veramente fondamentale, ovvero che il comportamento giusto da tenere in questi casi è mantenere la calma, cercare di capire cosa succede e agire di conseguenza. Una sequenza che mi è stata preziosa poco tempo dopo, quando una signora ha avuto una crisi epilettica: calmati, capisci e agisci, ecco la trilogia perfetta per chi deve garantire efficace assistenza in frangenti difficili. Anche per tutto il resto il tirocinio è stata un’esperienza molto interessante e educativa: rapportarsi con persone portatrici di handicap fisici e psichici non è facile, ma oggi mi sento molto più pronta a farlo, ho
ricevuto molti consigli, ho vissuto varie situazioni, ho appreso alcuni segreti per convivere serenamente con chi è un po’ diverso da me.
Un caso fra i tanti mi ha particolarmente colpita: Teresa, 23 anni, affetta da grave insufficienza mentale e linguistica, stereotipie del pensiero e incapacità di accesso al livello simbolico. Affettuosa, socievole, ha un linguaggio squillante ma molto disordinato e, se non è in condizioni di difficoltà
emotiva, riesce a capire ciò che le viene richiesto e porta a termine qualsiasi compito. Con scarsa capacità di concentrazione anche per attività brevi e semplici, ha però una buona memoria in particolare per le sue cose personali. Quando si trova in difficoltà si agita, cammina veloce o corre via ma, quando l’altro fa finta di piangere per lei che se n’è andata, allora sorride, torna, ti dà un bacio sulla guancia e dice che tutto è passato. Con me ha fatto subito amicizia, quando arriva la mattina mi abbraccia e, se per caso stavo facendo qualcos’altro e non ho potuto salutarla, mi cerca e mi rimprovera…
Il tirocinio di Elisa Capponi di Cantiano (PU) si è svolto presso una Cooperativa Sociale per persone con problemi fisici, psichici e sensoriali del territorio eugubino specializzata in ergoterapia e attività socio-educative e riabilitative. OSA per disabili ma anche laureata in psicologia, Elisa ha partecipato al lavoro di équipe con mansioni di responsabilità.
Quando per la prima volta entrai come tirocinante dedicata all’assistenza disabili nel mondo della Cooperativa era estate. Faceva caldissimo. Nell’atrio, però, l’aria era fresca e asciutta. L’impatto fu quindi molto piacevole anche perché arricchito dai mille colori dei disegni appesi alle pareti e dal sorriso aperto e spontaneo degli utenti, persone che non avevo mai visto prima.
La sensazione che percepii fu di una grande e positiva serenità, come se lì il Bene fosse di casa. Dovetti rimandare le presentazioni perché mi attendevano alcune pratiche burocratiche da sbrigare. Poi fui sommersa dalle domande: chi sei, come ti chiami, andiamo a mangiare un gelato? Insomma, fu simpatia reciproca sin dal primo incontro. Ricordo che mi rilassai quasi subito: il luogo non poteva essere più accogliente e familiare.
Dopo alcune ore conobbi anche il resto dell’équipe, operatori più adulti di me ma molto amichevoli e disponibili.
Durante lo stage sono stati sempre pronti a darmi i giusti consigli e a rassicurarmi nei momenti più difficili. Il mio ruolo all’interno della squadra era, ovviamente, quello dell’Operatore Socio Assistenziale ma, vista la mia laurea in Psicologia Clinica, mi sono state assegnate anche altre mansioni come la compilazione dei verbali delle riunioni e la programmazione dettagliata settimanale degli interventi da fare.
Ero responsabile del benessere fisico, psichico e sociale degli utenti a mio carico: l’obiettivo delle mie azioni era di mettere in atto gli interventi finalizzati al recupero, mantenimento e rafforzamento delle risorse personali, familiari e sociali del paziente in modo da favorirne la massima autonomia e la migliore qualità di vita possibile. Ho lavorato molto sulla relazione con il paziente e con i suoi familiari dimostrando in quest’ambito una particolare competenza. Sono infatti riuscita a interpretare correttamente i messaggi degli utenti e a programmare così le giornate in base alle esigenze e alle necessità di ognuno. Oltre ad occuparmi della cura della persona, della sistemazione
degli ambienti e della spesa, partecipavo alle attività della Cooperativa (ergoterapia, sport, riabilitazione, psicomotricità, teatro, ippoterapia, ecc.) e ai contatti con le realtà sociali circostanti e con le istituzioni locali.
Un momento importantissimo era infine la riunione d’équipe serale, quando ci confrontavamo, facevamo il punto sul decorso clinico dei pazienti e decidevamo il programma per il giorno dopo.
Marta De Marco di Grisolia (CS) ha frequentato il corso per operatore socio assistenziale per disabili ed è stata tirocinante presso un Centro Polivalente e di Riabilitazione in provincia di Cosenza, gestito dall’Associazione A.I.A.S., una struttura particolarmente accogliente, luminosa, attrezzata per le terapie, la riabilitazione e le attività educative e ludicoricreative. Interessanti le sue considerazioni su Carlo, un utente del Centro.
Con Carlo ho trascorso molte ore del tirocinio. Con i suoi modi semplici e teneri riusciva sempre a farmi sorridere. Aveva alcune difficoltà con il linguaggio, molte delle parole che pronunciava erano incomprensibili.
Era seguito da un logopedista con cui ho collaborato. Per insegnargli la giusta pronuncia delle parole gli mostravo il disegno degli oggetti corrispondenti: il suo compito era ripeterne il nome in modo corretto.
Lo aiutavo anche in faccende più impegnative. Carlo, infatti, di fronte alle difficoltà tendeva a chiudersi e quindi ho scelto di incoraggiarlo, di puntare tutto sullo sviluppo di una maggiore sicurezza in se stesso e nelle sue possibilità.
Il programma riabilitativo prevedeva varie occupazioni, tutte affrontate dal ragazzo con grande entusiasmo ed energia.
Della fisioterapia, finalizzata a correggere le sue goffaggini, amava i giochi psicomotori mentre la terapia occupazionale aveva il potere di fargli esprimere le sue grandi doti artistiche.
Carlo, infatti, creava bellissimi oggetti in ceramica e carta ed era davvero bravo nel disegno. Anche la musica aveva un effetto
positivo su di lui: si lasciava trasportare dalle note, batteva le mani seguendone il ritmo, ballava e trascinava nel ballo anche i compagni. L’unico punto dolente erano i suoi disturbi di comportamento che si manifestavano attraverso azioni impulsive e aggressività.
La terapia psicologica e l’intervento educativo erano di conseguenza concentrati sull’apprendimento delle regole di base nella vita di relazione e sullo sviluppo dell’autocontrollo. Sono sicura che Carlo diventerà un adulto Down indipendente, socievole, in grado di inserirsi perfettamente in un ambiente lavorativo adatto alle sue capacità. Io continuerò a ricordarlo come un amico, senza dimenticarne la simpatia, i sorrisi e gli abbracci affettuosi.
Spetta alle Regioni determinare l’ente locale al quale attribuire la competenza sul trasporto degli alunni disabili delle scuole superiori.
Il trasporto degli alunni disabili nelle scuole superiori è materia di competenza dello Stato e delle Regioni interessate. Spetta proprio a queste ultime individuare l’ente locale al quale attribuire la relativa incombenza, fermo restando che – in attesa di appositi provvedimenti regionali – è intanto l’ente provinciale che deve assicurare il servizio.
Il recente parere n. 213/2008, rilasciato il 25 marzo 2008, dal Consiglio di Stato dirime ogni dubbio sulla problematica emersa in materia di onere del trasporto degli alunni disabili. Spetta alle Regioni disciplinare la materia, indicando quale amministrazione
(se locale, cioè Comune, o provinciale) debba accollarsi il relativo onere.
Si è così espresso il Consiglio di Stato con parere n. 213 del 25.3.2008, in materia di titolarità dell’onere relativo al trasporto degli alunni disabili nelle scuole superiori. La Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la Lombardia, con parere n.
5/2008, aveva ritenuto che l’onere di cui si tratta competesse all’ente provinciale, in quanto il servizio rappresenta un “supporto organizzativo” ex D.Lgs. n. 112/98, e non un servizio a tutela della persona e della comunità, normalmente riservato all’amministrazione comunale.
L’assetto normativo vigente consente infatti di ritenere che la competenza amministrativa, prima esercitata dallo Stato, relativa ai “servizi di supporto organizzativo” del servizio di istruzione secondaria superiore per gli alunni disabili, in mancanza di una diversa e più specifica disciplina, debba essere trasferita alla Provincia, la quale deve farsi carico dell’esercizio di tale incombenza “fino a quando le regioni non provvederanno a legiferare in materia, ai sensi dell’articolo 117, comma 3 della Costituzione”.
La legge quadro sugli interventi e servizi sociali (Legge n. 328/2000), affida infatti alla legge regionale il compito di conferire ai comuni e agli altri enti locali le funzioni e i compiti amministrativi concernenti i servizi sociali relativi, tra l’altro, alle persone disabili.
La nostra ex allieva al corso per assistenza disabili, Paulina Susana Grassi, ha svolto il suo tirocinio presso un Centro Diurno per Disabili attivo nel suo paese e presso un centro gestito dalla Fondazione Don Gnocchi di Milano. In questo post, ci racconta la sua esperienza con un utente disabile.
S. è nato all’ottavo mese e, nonostante la precocità, sino a 14/16 mesi è cresciuto seguendo le normali tappe evolutive. Poi lo sviluppo psicomotorio si è bloccato e ha cominciato a perdere anche le capacità motorie acquisite. La diagnosi è stata inizialmente di Miopatia Neurogena Spinale, ridefinita poi, dopo attente verifiche, come Encefalopatia Mitocondriale: significa che S. non riuscirà mai a camminare autonomamente. Anche lo sviluppo del linguaggio è gravemente compromesso dalla malattia, che provoca inoltre sordità e miopia. Continua »