Lavorare con gli anziani: problemi e soddisfazioni

Giovane ma determinata, Concetta Pacifico di San Bartolomeo in Galdo (BN) ha vissuto un’interessante esperienza come Operatore Socio Assistenziale per anziani, un periodo breve ma intenso durante il quale ha potuto relazionarsi con diverse persone, utenti e operatori.

Sono diplomata in Tecniche Agrarie, diploma che mi offriva molte opportunità nel mondo del lavoro.
Eppure ho deciso di darmi una prospettiva diversa: ho scelto di lavorare nel sociale, di dare voce al mio desiderio di solidarietà verso gli altri. Dopo la formazione teorica, ho svolto le trecento ore di tirocinio in una casa di riposo del mio paese, situato nel Beneventano.

Molti degli anziani ospiti della casa di riposo li conoscevo già perché erano del mio stesso paese. Comunque sono riuscita a instaurare con tutti un buon rapporto. Sono bastati pochi giorni per farmi considerare una di famiglia.

La gran parte di loro aveva già superato gli ottant’anni, il più vecchio ne aveva novantanove. Unico caso particolare un signore di cinquantatre anni che, nonostante l’età, era da tempo ospite della struttura assieme
al padre. In molti erano soli perché i figli, emigrati, vivevano lontano. Alcuni sembravano non accettare la
loro nuova condizione di vita. Per fortuna, però, ai momenti di malinconia si alternavano momenti di gioia e serenità. Amavano essere coinvolti in varie iniziative e quelli più autosufficienti potevano uscire senza essere accompagnati, partecipare alla vita del paese o dare una mano all’interno della struttura.

Una signora, ad esempio, aiutava spesso la cuoca in cucina. Le persone non autosufficienti uscivano invece accompagnate dagli operatori oppure trascorrevano la giornata seduti sul divano a chiacchierare e a guardare la TV tra un pisolino e l’altro… C’erano utenti affetti da Alzheimer e Parkinson, diabetici, non udenti, alcuni allettati con piaghe da decubito.

La “mascotte” del gruppo era una signora di settant’anni, molto esile, piccolina, emotiva. Aveva spesso sbalzi d’umore ma, quando era tranquilla, diventava la persona più dolce del mondo. Aveva un carattere difficile, bisognava saperla prendere, ma tutti comunque le volevamo molto bene.

Un altro utente a cui mi sento molto legata e di cui ammiro la forza con cui ha saputo affrontare la malattia e i problemi familiari è zio Mario, nato poco dopo la fine della prima guerra mondiale in una situazione di grande
povertà. Diventato adulto, dopo il servizio militare Mario emigrò in Germania, prese moglie e, dopo la nascita dell’unica figlia, tornò in Italia a fare l’agricoltore. Negli anni ‘80 la figlia si sposò e nacquero due nipotini.

La vita sembrava finalmente scorrere tranquilla… Invece iniziò il calvario: prima la malattia della moglie che
assistette amorevolmente per anni e poi la sua disabilità, che lo costrinse a camminare con le stampelle.
Improvvisamente, nel giro di pochi mesi una dall’altra, gli morirono la moglie e la figlia, quest’ultima per un
incidente stradale. I nipoti non furono in grado di prendersi cura di lui e così entrò nella casa di riposo. Oggi,
grazie alla riabilitazione, la sua condizione si è stabilizzata. È un uomo coraggioso, che ha scelto di non
ripiegarsi su se stesso, di reagire nonostante tutto.

Degli ospiti era fra quelli che non si lamentavano mai, sempre disponibile e gentile con tutti. Ogni tanto, soprattutto in occasione delle feste, i nipoti venivano a prenderlo e per lui erano momenti di vera gioia.

Non è facile confrontarsi con la morte. Dopo il decesso di due anziani che ho assistito personalmente negli ultimi giorni di vita, ho dovuto accettarla come un evento doloroso ma naturale.

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Archiviato in: OSA per anziani | 23 settembre 2009

Esperienza Tirocinio: Assistente Anziani

Parlare della vecchiaia fa paura, è un argomento che poche volte viene affrontato con serenità.
Forse il problema è di come viene posta la questione: invece di parlare di invecchiamento bisognerebbe parlare di una fase naturale dell’intero ciclo della vita. La terza età è semplicemente uno stato fisico e psichico. Affinché possa essere vissuto con pienezza, va garantita all’anziano un’assistenza adeguata e rispettosa, all’altezza delle sue esigenze.

Loredana Polizzi Laurenti, oggi Operatore Socio Assistenziale per gli anziani, coglie perfettamente l’essenza del problema. Come ha potuto constatare durante il tirocinio svolto presso una casa di riposo in provincia di Gorizia, la vecchiaia è una realtà umana che appartiene al divenire dell’uomo.
Aiutare i vecchi a viverla con dignità, senza sentirsi un peso, è il compito che la società contemporanea deve imparare a svolgere al meglio.
L’assistenza geriatrica deve diventare un fatto culturale, capace di coinvolgere completamente l’assistito. Assistere l’anziano solo fisicamente nei suoi bisogni essenziali di igiene e nutrizione non basta a farlo sentire vivo. Dobbiamo fare in modo di rendere meno fredde le strutture loro destinate, soprattutto dobbiamo offrire una cura piena di affetto e partecipazione. Pensiamoci bene: gli anziani sono stati ciò che oggi noi siamo e noi saremo ciò che loro oggi sono.
Il tirocinio:
Il caso di Nino Sino al 2006, Nino trascorreva una vita normale. Uomo piuttosto autoritario a cui non dispiaceva alzare ogni tanto le mani, vedovo da molti anni, ha cresciuto da solo due figli.
Aveva un piccolo negozio di proprietà che gestiva senza problemi. Poi, un giorno, dopo un malore, si recò al pronto soccorso. Fu operato d’urgenza a causa di un aneurisma addominale. Dopo una breve convalescenza in RSA, viste le conseguenze della patologia fu deciso il ricovero nella stessa Residenza Sanitaria Assistenziale. Agli inizi, nonostante un primo accenno di demenza, riusciva ancora a camminare con il girello. Con il trascorrere del tempo e in seguito ad alcune fratture alle gambe e alle braccia, Nino ha perso completamente la sua autonomia.
Quando l’ho conosciuto, nonostante la sua fama di uomo dal carattere aggressivo, a colpirmi è stato la sua simpatia e la dolcezza dei suoi occhi. Sembrava triste sulla sedia a rotelle e così, quando potevo, cercavo di tenergli compagnia. Siamo diventati amici e questo anche se tutti i giorni, quando lo andavo a salutare, lui non mi riconosceva. Bastavano però due parole e lui cominciava a sorridere…
Insieme scherzavamo e cantavamo vecchie canzoni che lo riportavano indietro ai bei tempi quando ancora c’era sua moglie. Con Nino ho imparato che la demenza non significa perdere completamente i ricordi: molta della nostra memoria sembra infatti avere sede nel cuore, nel centro vivo degli affetti…
Tutto ciò che ho potuto fare per Nino l’ho fatto appunto con il cuore ed oggi di lui conservo un bellissimo ricordo. Nino non c’è più, se n’è andato l’inverno scorso a 87 anni…

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Archiviato in: OSA per anziani | 23 aprile 2009

Assistenza Anziani: Esperienza di Tirocinio

Il tirocinio – racconta Irene Cupo oggi Operatore Socio Assistenziale per anziani – ha rafforzato il mio carattere.
I timori dei primi momenti sono stati ben presto fugati dagli anziani che hanno avuto con me un atteggiamento dolcissimo e comprensivo e dall’équipe che mi ha immediatamente coinvolto.
Mi hanno subito trattato come una persona di famiglia e per me ogni impegno è diventato più leggero.
Il primo anziano che ho assistito e che continuo tuttora ad assistere è mio nonno. Con lui ho imparato ad alleviare le sue sofferenze, a farlo ridere nonostante tutto, a manifestargli sempre il mio affetto.
Ed è stata proprio questa esperienza a spingermi verso una preparazione professionale adeguata per poter offrire nel modo migliore possibile il mio aiuto alle persone che vivono i problemi della terza età. Poi è venuto il tirocinio, che ho svolto in un poliambulatorio in provincia di Salerno specializzato in servizi sanitari e cure domiciliari per anziani.
È stata una magnifica occasione per mettere in pratica tutto ciò che avevo acquisito teoricamente, un’impresa che mi è stata resa più facile dal fatto che lavoravo con un’équipe con la quale mi sono sentita sempre a mio agio.
Sin dal primo giorno sono stata subito coinvolta nella loro realtà e nelle loro attività, al punto da farmi sentire ben presto un membro effettivo della struttura. Accompagnavo gli utenti per le visite in ambulatorio e partecipavo agli interventi domiciliari, nel corso dei quali ho appreso le giuste argomentazioni e le tecniche per incoraggiarli nella cura della persona, per insegnargli come alzarsi, sedersi, mettersi a letto e alzarsi dal letto, camminare in sicurezza usando gli ausili, per coinvolgere i loro familiari nel raggiungimento dei migliori risultati.
Assistenza Anziani - Passeggiata al Mercato

(Fonte: Istituto Cortivo su Flickr)
Ho capito quanto sia fondamentale dare fiducia agli anziani, dimostrare tutto l’apprezzamento per i successi ottenuti, favorire l’armonia dei rapporti familiari. Soprattutto ho apprezzato il lavoro in équipe, basato sul P.A.I., ovvero il Piano di
Assistenza Individualizzato
, ma sempre ricco di iniziative personali.
La collaborazione con i miei compagni di lavoro, che mi hanno accolto con affetto e fiducia, si è ben presto tramutata in un rapporto di amicizia, fatto di serenità e divertimento, che veniva recepito anche dagli assistiti. Quando stavamo insieme, infatti, scherzavamo sempre, e l’anziano percepiva questa armoniosa atmosfera, ci cercava più come gruppo che come singole persone. Devo tanto ai miei colleghi operatori socio-assistenziali, io ero lì per imparare e loro mi hanno insegnato tanto, mi hanno donato esperienza e allegria ogni giorno al punto che il lavoro non mi pesava, anzi, speravo che non terminasse in fretta. La complicità che si era instaurata fra noi era qualcosa di veramente unico, non avevo mai trovato con altri un’intesa così perfetta.
Presi singolarmente erano persone semplici, come me, con pregi e difetti, ma insieme eravamo una bomba, sembrava che ci si conoscesse da una vita, agivamo in simbiosi, peccato che è durato poco…

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Archiviato in: OSA per anziani | 20 agosto 2008

Operatore Assistenza Anziani: Tirocinio e Foto!

Una nostra tirocinante, allieva del corso per operatore socio assistenziale per anziani, ha voluto raccontare la sua esperienza di tirocinio tramite l’uso delle fotografie che abbiamo scattato durante la sua esperienza.
Buon divertimento :)

“Il primo giorno del tirocinio mi aspettavo una giornata di routine…
Assistenza Anziani - Al Parco
…accompagnare gli ospiti della struttura dove ero assegnata, a fare la spesa al mercato,Anziani e OSA Al Mercato
certo non ci si aspetta di divertirsi!
Anziani e OSA Al Mercato
Invece, man mano che la giornata procedeva,
Anziani e OSA Al Parco
le cose prendevano una piega inaspettata.
Anziani e OSA Al Mercato
abbiamo cominciato a rilassarci, a ridere,
Anziani e OSA Al Mercato
a chiacchierare di tutto,
Anziano e un Operatore Assistente
ma, soprattutto, sono nati dei rapporti veri, umani.
Assistenti e Anziani
con persone che hanno tantissimo ancora da dare.
Quattro chiacchiere al parco
Poi, una volta rientrati, una bella briscola,
Briscola tra anziani e OSA
e dopo cena la confidenza era tale che ci siamo fatti anche una ballata!!Ballo Anziani e OSA

Che periodo gratificante!

Dopo tre mesi di tirocinio mi è costato staccarmi da quella che mi ero immaginata come un’esperienza didattica e niente più, mi ero arricchita di sensazioni e calore che non dimenticherò, e poi adesso ho dei nuovi amici che mi hanno regalato così tanto senza chiedere nulla in cambio!

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Archiviato in: OSA per anziani | 19 luglio 2008

Anziani, un mondo dolceamaro

Francesca Vajuso ci racconta della sua esperienza presso un centro diurno per anziani in provincia di Roma, un periodo durante il quale non solo ha imparato molto sul lavoro che l’attende ma ha anche conosciuto un’umanità spesso molto diversa da come se la poteva aspettare.

Le trecento ore del tirocinio previste nel corso per operatore socio assistenziale anziani, mi hanno consentito di essere partecipe di un mondo lontano dalla realtà quotidiana di una persona giovane, ma soprattutto di prepararmi a saper gestire, con competenza e professionalità, compiti, doveri e situazioni che sino a quel momento avevo solo studiato sulle pagine di un libro.
Soprattutto, durante questo impegnativo cammino, ho avuto l’opportunità di conoscere svariate persone, ognuna unica e originale per personalità e per problematiche fisiche e psichiche. Fra queste due signore, una di 91 anni e l’altra di 95, mi hanno particolarmente coinvolto. La prima aveva perso il marito 19 anni prima e non aveva potuto avere figli perché aveva subito un intervento di asportazione dell’utero e di un’ovaia.
Spesso ripeteva la sua amarezza per non aver avuto neanche “mezzo figlio”. Era molto sola. Un fratello minore non poteva venire a trovarla per problemi fisici e l’unica risorsa che aveva era una sua anziana condomina, che lei definiva “l’amica mia” e che ogni tanto passava a trovarla. Aveva un carattere difficile, non ci vedeva ma rifiutava di indossare gli occhiali perché aveva paura di perderli e comunque non era granché interessata a leggere o guardare la TV. Non sentiva bene, ma non perdeva occasione per lamentarsi delle chiacchiere, della musica e della TV degli altri utenti, anche se erano distanti. Ma se cercavo di coglierla in fallo dicendole “allora ci sente!” lei pronta rispondeva “che hai detto?”. Mangiava tutto tritato perché la dentiera le stava larga, ma non faceva niente per riadattarla. Continua »

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Archiviato in: OSA per anziani | 27 dicembre 2007