Francesca Vajuso ci racconta della sua esperienza presso un centro diurno per anziani in provincia di Roma, un periodo durante il quale non solo ha imparato molto sul lavoro che l’attende ma ha anche conosciuto un’umanità spesso molto diversa da come se la poteva aspettare.
Le trecento ore del tirocinio previste nel corso per operatore socio assistenziale anziani, mi hanno consentito di essere partecipe di un mondo lontano dalla realtà quotidiana di una persona giovane, ma soprattutto di prepararmi a saper gestire, con competenza e professionalità, compiti, doveri e situazioni che sino a quel momento avevo solo studiato sulle pagine di un libro.
Soprattutto, durante questo impegnativo cammino, ho avuto l’opportunità di conoscere svariate persone, ognuna unica e originale per personalità e per problematiche fisiche e psichiche. Fra queste due signore, una di 91 anni e l’altra di 95, mi hanno particolarmente coinvolto. La prima aveva perso il marito 19 anni prima e non aveva potuto avere figli perché aveva subito un intervento di asportazione dell’utero e di un’ovaia.
Spesso ripeteva la sua amarezza per non aver avuto neanche “mezzo figlio”. Era molto sola. Un fratello minore non poteva venire a trovarla per problemi fisici e l’unica risorsa che aveva era una sua anziana condomina, che lei definiva “l’amica mia” e che ogni tanto passava a trovarla. Aveva un carattere difficile, non ci vedeva ma rifiutava di indossare gli occhiali perché aveva paura di perderli e comunque non era granché interessata a leggere o guardare la TV. Non sentiva bene, ma non perdeva occasione per lamentarsi delle chiacchiere, della musica e della TV degli altri utenti, anche se erano distanti. Ma se cercavo di coglierla in fallo dicendole “allora ci sente!” lei pronta rispondeva “che hai detto?”. Mangiava tutto tritato perché la dentiera le stava larga, ma non faceva niente per riadattarla. Continua »
È un’analisi approfondita e ricca di appassionate considerazioni quella che Yao Affoue Leopoldine, nata in Costa d’Avorio, fa nella sua relazione finale riguardante l’attività svolta durante il tirocinio previsto per il corso di operatore multiculturale presso un centro d’accoglienza per immigrati nella città di Como.
Perseguitati nel loro paese d’origine per le loro opinioni politiche, per la loro religione, perché di un’etnia non gradita oppure perché sfuggiti alla violenza della guerra, profughi e rifugiati politici rischiano con il rimpatrio la prigione, la tortura, la povertà e la morte.
Quando giungono in Italia scoprono che l’incubo non è finito ma che la loro vita è sospesa tra la speranza di non essere rimpatriati e l’attesa di un diritto umano fondamentale: il diritto d’asilo. Questa è la realtà di tanti stranieri che giungono in Italia, ognuno con la propria storia, le proprie esigenze, le proprie tradizioni, un bagaglio cui si aggiungono disagi, problemi e
preoccupazioni. È proprio per questo che l’interscambio culturale, l’accoglienza e l’integrazione non devono essere solo parole bensì pratica quotidiana, una responsabilità che i politici devono trasformare in comportamenti fattivi e concreti per la costruzione di una società autenticamente multietnica. Continua »
Da oltre vent’anni osservatorio privilegiato sul mondo del sociale del quale analizza problemi e necessità per dare adeguate risposte ai bisogni emergenti attraverso la formazione di operatori specializzati nei più diversi ambiti dell’assistenza, l’Istituto Cortivo lavora da tempo anche allo sviluppo del progetto Baby Planet. Questa iniziativa è finalizzata alla promozione di un’imprenditorialità dai tratti molto particolari, rivolta non tanto al profitto quanto al servizio, organizzata in modo da soddisfare con soluzioni efficaci e di alta qualità le necessità delle famiglie alle prese con la scarsità degli spazi dedicati all’accoglienza dei bambini, con gli orari che non coincidono con quelli dei genitori impegnati nel lavoro, con strutture spesso condotte da personale non specializzato in ambienti non adeguati. Da sempre fra le protagoniste della storia del progetto Baby Planet di cui oggi è responsabile, Susanna Mazzocco ci ha dato volentieri la sua disponibilità ad essere intervistata sull’argomento.
La prima domanda è d’obbligo: perché è nato il Baby Planet?
Il momento in cui abbiamo sentito l’urgenza di dar vita a un progetto che affrontasse seriamente e concretamente il problema dell’assistenza ai bambini risale a una decina d’anni fa, quando in tutta Italia sono spuntati i primi baby parking e ludoteche private. Queste realtà nascevano da un’esigenza sociale: le mamme che sceglievano di riprendere il lavoro dopo la nascita del figlio erano sempre più numerose e gli asili nido pubblici gestiti da regioni e comuni non riuscivano più a far fronte alle richieste di inserimento dei bambini nella fascia d’età dai 3 mesi ai 3 anni. Ma erano strutture in alcuni casi improvvisate e inadatte, ricavate in scantinati o garage e gestite da personale privo di esperienza e non adeguatamente formato. Per queste ragioni l’Istituto Cortivo, da anni specializzato nella formazione di operatori sociali per l’infanzia, ha
intravisto nei propri allievi una grande risorsa da mettere a disposizione della comunità. Continua »
Laura Rita Ciaccio, che ha svolto il suo tirocinio di Assistente turistico per disabili in un’associazione e in un’agenzia viaggi della provincia di Agrigento, ha potuto verificare personalmente le difficoltà che deve quotidianamente affrontare il portatore di handicap.
Purtroppo questa è la realtà: nel territorio in cui vivo i portatori di handicap sono costretti a subire ancora troppe limitazioni. Figuriamoci poi viaggiare o dedicarsi a qualche sana attività nel temp libero, lussi impensabili per chi, da queste parti, vive la difficile condizione di disabile. Per fortuna l’associazione per la quale ho svolto il mio tirocinio è da
anni impegnata nel superamento di ogni tipo di barriera, da quelle architettoniche a quella più invisibile, il pregiudizio. Nata per offrire assistenza materiale e morale a persone con menomazioni fisiche, psichiche e sensoriali ma anche per offrire assistenza a emarginati, immigrati, tossicodipendenti e minori a rischio, l’associazione ha avviato, in collaborazione con la scuola, interessanti progetti di sport, ippoterapia, pet therapy e musicoterapia. Continua »
È una realtà multisfaccettata e multietnica quella della Caritas, un contesto particolare nel quale ha svolto il suo tirocinio
Iolanda Pieri prestando servizio in un Centro d’Ascolto attivo in provincia di Grosseto. Ecco il suo racconto…
Incontrare il complesso universo del disagio multiculturale è stata un’esperienza per me veramente formativa. Le persone che ho conosciuto, moltissime, hanno tutte contribuito a mettermi in gioco completamente, senza remore. Ho potuto così verificare quanta volontà ci voleva per proseguire lungo la strada che avevo scelto e che non sembrava per nulla in discesa. Sarei riuscita a diventare un buon Operatore Multiculturale? A volte la vita delle persone che si rivolgevano al Centro mi sommergeva… Con loro sono stata un’immigrata senza permesso di lavoro, una senza fissa dimora in giro per il mondo, una badante, un muratore… Continua »