Quando la mamma non c’è – Tirocinio in una scuola d’infanzia
Il tirocinio di Federica Fanti in una scuola d’infanzia della provincia di Modena è stata un’occasione per fare esperienza non solo con il mondo dei bambini ma anche con il disagio infantile e con il fenomeno dell’immigrazione.
Non sempre i genitori agiscono positivamente con i bambini. In alcuni casi possono creare notevoli disagi ai loro figli. Tra i tanti fattori del disagio familiare esiste anche quello della madre che, per vari motivi, non è in grado di prendersi cura del figlio e lo abbandona.
La storia di Mino
Mino ha quattro anni ed è stato abbandonato dalla mamma quando aveva pochi mesi. Vive con il papà e i nonni. Dalle informazioni che ho avuto, la donna è stata sempre una mamma dolce e premurosa. Dal momento del suo allontanamento e dopo alcune sporadiche telefonate iniziali non si è più saputo nulla di lei. Il bimbo non ne parla mai e l’argomento in famiglia è così doloroso da essere diventato un tabù. A sostituire la figura materna è la nonna, una donna di mezza età lavoratrice e molto attiva. Mino esprime comunque un disagio: è iperattivo ed è affetto da balbuzie, un’anomalia del linguaggio di natura psicologica che nasce da uno stato d’ansia e d’insicurezza. Nonostante l’età, ha ancora bisogno dell’”oggetto transizionale”, un fazzoletto di stoffa che attorciglia attorno alle dita o svolazza in aria alla Pavarotti. Quando lo perde è una tragedia: piange ed è inconsolabile. Secondo la teoria di Winnicot, l’oggetto transizionale rappresenta l’unione con la madre e ha una funzione consolatoria nei momenti di distacco. Il rapporto di Mino con il suo fazzoletto è viscerale, profondamente intimo. Rappresenta la scomparsa mai accettata della madre, perderlo significa per lui subire ogni volta un ulteriore abbandono.
Intervento
Non essendo disabile certificato, Mino non può usufruire di un insegnante di sostegno. La pedagogista ci ha così suggerito alcuni interventi educativi mirati. Sono state molte le strategie che ho adottato durante il tirocinio: usare le ricompense per rafforzare le azioni positive e le punizioni per i comportamenti negativi, lodarlo, ignorare la sua iperattività, non utilizzare rimproveri verbali, ripetere frequentemente le regole in modo chiaro e conciso, enfatizzare le aspettative sul suo comportamento piuttosto che focalizzarsi su cosa non deve fare (ad esempio: “dovresti stare seduto durante la lezione” piuttosto che “non alzarti dalla sedia”).
Con Mino è stato efficace anche dividere i compiti più lunghi in piccoli step, utilizzare istruzioni brevi, semplici e specifiche, chiamarlo per nome ogni volta che veniva interpellato o sollecitato a fare qualcosa. Tutti questi suggerimenti sono stati condivisi con la famiglia. Per la buona riuscita dell’intervento è infatti importante che anche i familiari adottino le stesse strategie.

